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domenica 10 settembre 2023

Che bell'esordio per i Bucs: espugnata Minnesota 20-17

Credo che in pochi si aspettassero una prestazione del genere da parte dei Bucs, in grado - contro ogni pronostico - di andare a vincere con pieno merito in casa dei Minnesota Vikings, con il punteggio di 20-17 al termine di una partita avvincente e combattuta, sempre sul filo dell'equilibrio.

Il match inizia in salita per Tampa Bay, che in attacco non trova fluidità e che rimane in partita grazie alle ottime giocate di una superlativa difesa, che tra sack, fumble recuperati ed intercetti tiene i Bucs a stretto contatto dei Vikings, incapaci di concretizzare le tante yards (a poche) conquistate nella prima parte dell'incontro.

Sarebbe un peccato sprecare una così intensa prestazione da parte della difesa, guidata dagli strepitosi White e Winfield, e poco prima dell'intervallo ecco entrare in partita il sin qui anonimo Baker Mayfield: ottima connection con Mike Evans e un TD pass da 28 yards ridà energia e fiducia all'attacco dei Bucs.

Nel secondo tempo Mayfield dirige bene l'orchestra, trova in endzone il rookie Palmer e nel finale va a conquistarsi "di cattiveria" un paio di primi down che risulteranno poi decisivi. Infine, la giocata più importante della serata, la conversione di un cruciale terzo e dieci per Chris Godwin, che compie una ricezione straordinaria, conquista il primo down e regala ai Bucs la prima W della stagione.

Non male un esordio del genere, per un team - i Bucs - che a detta di tutti gli analisti avrebbe dovuto essere asfaltato in scioltezza da Cousins e compagni.

Da segnalare anche ili quasi incredibile (chi tifa Bucs è storicamente abituato al peggio, da parte dei propri kicker!) quanto fondamentale FG messo tra i pali da McLaughlin, addirittura dalle 57 yards.

Bene tutti, questa sera, ma in particolare sottolineerei il carattere con cui Tampa Bay è venuta fuori alla distanza, non abbattendosi per un avvio di partita opaco e improduttivo in attacco e convertendo tutti i giochi cruciali nei momenti decisivi della partita. 

Senza paura, come nella giocata del "4 e 1" chiuso da Mayfield o nello scramble, ancora di Mayfiled (con tanto di stiff arm) sempre nel finale. 

Grinta, cuore e una giusta dose di sana cattiveria e buona sorte. E' così che si vincono le partite e così stasera i Buccaneers hanno espugnato un campo difficile come quello dei Vikings.

Domenica prossima, per la week 2, arriveranno al RJS i Chicago Bears; speriamo di continuare a vedere i Tampa Bay Buccaneers di questa sera, così inaspettatamente tosti ed altrettanto meritatamente vincenti.  

domenica 13 dicembre 2020

Superati i Vikings, importante W in chiave playoff

I Bucs tornano alla vittoria, ed il successo per 26-14 contro i Minnesota Vikings rilancia la squadra di Bruce Arians verso i playoff, dopo i passi falsi con Rams e Chiefs.

Non è però stato facile conquistare la vittoria, e la partita di stasera ha avuto un andamento abbastanza particolare...

In primo luogo, se il kicker di Minnesota non avesse sbagliato tutto lo sbagliabile (3 FG su 3 e 1 XP su 1) forse adesso commenteremmo un esito differente, così come abbastanza inusuali sono stati i tre preziosi punti segnati da Succop nel finale di primo tempo a tempo scaduto, in seguito ad una interferenza fischiata alla difesa di Minnesota su un "Hail Mary" di Brady lanciato da metà campo.

E ancora, la difesa dei Bucs - la migliore contro le corse - oggi ha concesso molto ai RB avversari, Cook in primis, soprattutto ad inizio partita, quando l'attacco dei Vikings sembrava inarrestabile. Infine, una delle giocate decisive è stato il TD pass lanciato da Brady per Miller, un missile da 48 yards dalla percentuale non proprio altissima di realizzazione...

Insomma, una partia dall'andamento non lineare, con i Bucs che sono riusciti a spuntarla anche grazie ad alcuni episodi favorevoli (non capita spesso un klicker avversario come il Bailey di oggi), spesso poco brillanti in attacco ma comunque in grado di mettere in piedi le giocate decisive per agguantare una vittoria di capitale importanza in ottica postseason, anche perché un'altra sconfitta casalinga avrebbe avuto conseguenze alle quali è meglio non pensare...

W importante, si diceva, ma occorre elevare il rendimento del gioco, sia da parte dell'attacco che della difesa, perché per battere Atlanta (due volte) e Detroit sarà necessario trovare continuità nel gioco offensivo e concedere meno nelle retrovie, altrimenti sarà sempre una sofferenza anche con avversari che - sulla carta - possono sembrare "battibili".  

Tra le note tecniche da segnalare l'esclusione del RB Fournette, dando così maggiore spazio a Jones, a cui si è alternato il redivivo McCoy, autore di alcune buone giocate. La difesa, alla distanza, è riuscita a mettere in difficoltà Cousins, atterrato per 5 volte, e la giocata finale di JPP (fumble provocato e ricoperto) ha mandato in onda i titoli di coda  a un match ostico, sicuramente più complicato di quanto non dica il risultato finale.

Adesso ci sono due trasferte consecutive, Atlanta e Detroit, prima di chiudere in casa ancora con i Falcons. Speriamo che i ragazzi di Bruce Arians mantengano alta sia la guardia che la concentrazione, perché pensare di essere già ai playoff e prendere sottogamba i prossimi impegni (e il rischio c'è, contro squadre già tagliate fuori dai playoff) sarebbe l'errore più grave che Brady e soci potrebbero commettere.

domenica 24 settembre 2017

Prestazione negativa dei Bucs, W facile per Minnesota


La partita con i Vikings finisce 34-17 in favore di Minnesota, con la squadra di casa in grado di controllare il match dal primo all'ultimo minuto, e di ottenere una netta quanto meritata W in scioltezza e senza alcuna difficoltà.

A tratti, sembrava di rivedere la partita di sette giorni fa, con i Bucs ad interpretare il ruolo di Chicago, cioè quello di innocuo e arrendevole sparring partner.

Nel finale di gara Winston e compagni hanno migliorato le statistiche e accorciato le distanze: "troppo poco e troppo tardi", come si dice in questi casi. Gli intercetti di Sendejo prima e Smith poi hanno messo fine ad un improbabile quanto tardivo tentativo di rimonta e dunque si ritorna in Florida con una sconfitta sulla quale c'è poco da recriminare.

E' vero che a Tampa Bay mancavano molti giocatori importanti e che la difesa era decimata (out Alexander, Baker, Grimes e anche Spence poco dopo l'inizio del match, poi Ayers, infine Mc Coy e David) ma questo non giustifica la prestazione molle e senza nerbo di chi è sceso in campo, facendo sembrare gli avversari uno squadrone di fenomeni.

Persino il modesto Case Keenum è sembrato un QB da Hall of Fame, e i lanci della riserva di Bradford per il WR Diggs hanno ben presto spaccato in due la partita a favore dei Vikings.

In attacco, con un gioco su corsa praticamente nullo, Winston dopo un discreto avvio si è progressivamente perso, sparacchiando ben tre intercetti, decisamente troppi. Male anche la linea, con Marpet più volte in difficoltà persino nell'effettuare lo snap.

In difesa, si diceva, gli infortuni hanno avuto un peso importante, certo che dispiace vedere una linea difensiva non riuscire mai a mettere le mani addosso al QB avversario, permettendogli ogni volta di di scegliere il ricevitore più libero.

Male anche la secondaria, che chiaramente non può fare a meno di un elemento del calibro di Brent Grimes, e con Hargreaves questa sera non esattamente alla sua prestazione migliore.

Per la partita di domenica prossima, al RJS contro i NY Giants, sarà fondamentale recuperare almeno qualcuno dei tanti infortunati (sperando che Lavonte David, uscito sul cart per un infortunio alla caviglia, non si sia fatto troppo male) e soprattutto approcciare la partita con una "cattiveria" diversa da quella che a Minneapolis proprio non si è vista; per i primi due quarti la grinta esibita dai Bucs sembrava quella di un match di preseason, anziché quella necessaria per vincere un match importante come era quello di stasera per rimanere nella scia dei Falcons, vincenti anche a Detroit e sempre più leader della NFC South.

domenica 16 agosto 2015

Bucs, luci e ombre nella prima di preseason

I Bucs hanno perso per 16-26 la partita inaugurale di preseason, rimediando a Minneapolis contro i Vikings una sconfitta ampiamente preventivata.

Ma il risultato, in questi match amichevoli di precampionato, è l'ultima cosa che conta. L'importante è evitare infortuni e vedere come si muovono sul terreno di gioco i nuovi innesti, rookie in primis.

Cominciamo dall'infermeria: le notizie da questo punto di vista non sono particolarmente buone, dato che il RT starter Demar Dotson ha rimediato un brutto infortunio al ginocchio sinistro proprio sul finire del secondo quarto.

Quanto sia grave questo KO lo sapremo oggi dopo esami più approfonditi, quel che è certo è che se dovessimo perdere per molto tempo questo giocatore sarebbe davvero un brutto colpo per la linea offensiva, che si vederebbe privare del suo tackle destro titolare e di uno dei suoi elementi più affidabili. Speriamo bene...

Passando a quanto visto sul terreno di gioco, enorme attesa c'era ovviamente per la first pick overall dell'ultimo draft, Jameis Winston. A mio avviso il suo esordio non è stato poi così male, e al di là delle cifre certo non entusiasmanti - 9/19 per 131 yards e 1 intercetto - il ragazzo da FSU dopo un avvio titubante e timido ha preso confidenza, ha chiuso alcuni ottimi passaggi lunghi (per V. Jackson e Murphy) ed è entrato in endzone su un gioco di corsa per mettere a segno il primo TD dei Bucs, a conclusione di un bel drive da 76 yards. Non malissimo, considerato anche l'aiuto (migliorabile...) fornito a Winston dalla linea offensiva.

Era lecito attendersi di più da Jameis, nella sua primissima partita tra i PRO? Io direi di no, da Winston occorre sperare in una crescita costante nel tempo, non possiamo pretendere che il ragazzo sia già pronto dopo un paio di settimane di training camp. Però mi sembra che il braccio ci sia, che una discreta agilità gli consenta di muoversi bene anche quando la linea collassa, e che se il ragazzo dimostrerà di avere una buona etica lavorativa e l'OC Koetter saprà sfruttarne al meglio doti e qualità, forse questo rookie potrà avere un buon futuro anche tra i PRO, o perlomeno questo è quello che tutti noi gli auguriamo.

Nel secondo tempo Winston è stato rimpiazzato da un sempre diligente Glennon - nessun dubbio, ad ogni modo, su quelle che sono le gerarchie tra i QB in casa Tampa Bay - e ha visto il campo per qualche azione anche il terzo QB, Seth Lobato.

Anche a livello di RB le gerarchie sembrano abbastanza chiare: Doug Martin è (e dovrebbe essere anche in campionato) il titolare, con Sims e Rainey  nei ruoli rispettivamente di primo e secondo cambio. Da segnalare comunque che anche Mike James e Dominique Brown hanno mostrato buoni spunti, a conferma che il reparto dei RB è forse uno dei più completi dei Bucs.

Bene Murphy tra i WR, e come sempre accade in queste partite di preseason, largo spazio hanno avuto le riserve e quei giocatori che difficilmente vedremo impegnati a lungo nel corso del campionato.

In difesa Lavonte David è apparso bello carico sin dai primi giochi, e la nota più positiva da parte del reparto difensivo sono stati i numerosi fumble recuperati, segno evidente dell'intensità e della voglia di mettersi in mostra anche da parte delle seconde linee.

Ad ogni modo, archiviato questo primo match di preseason, speriamo di assistere ad una qualità di gioco migliore sin dalla prossima partita che Tampa Bay disputerà lunedì 24 contro i Benglas. Vorrei vedere un contributo più importante non solo da parte di Winston ma anche di altri giocatori che a Minnesota non si sono messi particolarmente in luce (un elemento da cui quest'anno è lecito aspettarsi molto è il TE Seferian-Jenkins, così come mi piacerebbe vedere qualche lampo di classe dal RB Sims, tanto per fare un paio di esempi).

In chiusura, ecco le parole di Vincent Jackson a proposito dell'esordio tra i PRO di Jameis Winston, tratte dal sito ufficiale die Bucs:
“I have so much confidence in this kid," said Jackson of Winston. "I think he’s going to have a great year. He’s just so smart. He’s picked up everything fast and he sees things on the field that a veteran sees. It’s a lot of fun playing with him. We work on a lot of things and communicate each and every day in practice and we are going to continue to make big plays. He’s an aggressive guy, he wants to stand there in the pocket. You can see he’s not scared to stand in there and deliver the ball down the field and that’s going to help us this year.” 

lunedì 27 ottobre 2014

OL e DL, due reparti da ricostruire

E' andata in scena ieri, contro i pur modesti Minnesota Vikings, l'ennesima prestazione di questi Bucs edizione 2014 che è definibile unicamente con questo termine (o con sinonimi aventi il medesimo significato): o-r-r-e-n-d-a. 

Lasciamo stare il fatto che alla fine avremmo anche potuto arpionare una W grazie soprattutto alla pochezza degli avversari, ma per tre quarti abbondanti il livello di gioco espresso ieri da Tampa Bay è stato, ancora una volta, gravemente insufficiente.

Eh sì, perché qui purtroppo siamo arrivati ormai quasi a metà stagione e al di là del record straperdente (1-6) quello che più sconforta è che quest'anno i Bucs non è che giochino semplicemente sottotono o magari lascino comunque intravedere qualche barlume di speranza per il futuro. Ogni partita è la copia identica del match precedente, e – se possibile – si fa un passo indietro anziché uno in avanti. Male l'attacco, male la difesa, male gli special team...

Credo sia importante cercare di capire le ragioni del perché qualunque avversario sembri sempre infinitamente più forte dei Bucs e quali sono i settori su cui, tra draft e free agency, bisognerà cercare di intervenire in maniera più massiccia per cercare di raddrizzare le sorti di questa squadra. A mio modo di vedere sono le due linee, sia quella offensiva che quella difensiva, i settori non dico da rifondare ma su cui sarà indispensabile procedere pesantemente con l'innesto di forze fresche e talentuose.

Cominciamo dall'attacco: la OL sta facendo una fatica tremenda sia ad aprire varchi per i RB, con i poveri Martin e Rainey che nel migliore dei casi riescono a strappare un paio di yards ma che più spesso si infrangono sul muro avversario con un guadagno pari a zero, sia – ancora di più – nella protezione che dovrebbe fornire al QB nei giochi di passaggio.

E qui si apre una doverosa parentesi, riferita a Mike Glennon.

Potrebbe fare di più il nostro QB? E' lui una delle cause principali degli attuali problemi dei Bucs? A mio avviso, no alla prima e no anche alla seconda domanda.

Glennon sta già facendo miracoli in serie, sia a "mantenersi vivo", dato che dopo circa due decimi di secondo dallo snap ha già l'intera linea difensiva avversaria che cerca di stenderlo a terra e sia perché anche in una situazione disperata come quella attuale il secondo anno da NC State mi sembra uno dei pochi che riesca comunque a combinare qualcosa di decente, e se - come mi auguro – il giocatore proseguirà il suo percorso di crescita, tutto dovremmo fare nel prossimo draft tranne che scegliere un altro QB.

Ma chiudiamo la parentesi Glennon e torniamo alla OL: che fosse un punto debole dei Bucs lo si sapeva, ma anche da molto tempo, di sicuro era cosa nota sia all'epoca della free agency che del draft. E se nel corso della FA sono stati acquisiti giocatori sulla carta importanti come Collins e Dietrich-Smith, è stato invece gestito in maniera assai più discutibile il draft dello scorso maggio.

Forse nella speranza di recuperare Carl Nicks, si sono scelti due giocatori per la OL solo al quinto giro, ma nè Edwards nè Pamphile si sono dimostrati di una minima utilità finendo regolarmente, ogni domenica, tra gli "inactive players". Certo, sono due giovani prospetti e magari tra un paio di anni diventeranno giocatori utili, ma ai Bucs serviva ADESSO del talento per la linea offensiva, non (forse) tra un paio di campionati.

Poi si è cercato di aggiustare le cose con la trade che ha portato Mankins a Tampa, ma non è da un logoro veterano di lungo corso la cui carriera è ormai in evidente parabola declinante che potevamo aspettarci il miracolo di far rifiorire la nostra linea offensiva.

Infine il coaching staff, che ha le sue (non lievi) responsabilità per come sta facendo rendere questa linea, che non sarà di prima qualità – questo è evidente – ma che non può nemmeno continuare a giocare in questo modo visto che comunque qualche nome importante c'è (Collins, Dietrich-Smith, lo stesso Mankins...).

Purtroppo però i problemi non sono solo nella OL; anche in difesa la linea desta seria preoccupazione perché non è possibile che i QB avversari riescano sempre a uscire dal RJS belli freschi come dopo una gita al mare. Una volta per i QB era l'inferno dover affrontare Sapp, Rice, Brooks, Quarles... adesso giocare a Tampa è diventata, quasi, una vacanza.

Ieri nemmeno nei momenti cruciali siamo riusciti a mettere "seriamente" pressione sul rookie Bridgewater, che quando contava ha potuto mettere in aria il pallone per trovare i suoi ricevitori liberi. Magari saremo riusciti a portare una pressione maggiore rispetto a quanto visto nella partita contro Baltimore, in cui Flacco non era mai stato nemmeno sfiorato dai nostri difensori nell'intero arco del match, ma ancora non ci siamo.

Gerald McCoy è il punto fermo da cui ripartire (e nella prossima free agency si dovrà blindare l'altro unico fuoriclasse del team, il LB Lavonte David in scadenza al termine del 2015) ma al fianco di Geraldone non possiamo schierare tre mestieranti qualsiasi, perché altrimenti basterà raddoppiare o triplicare il #93 per garantire al proprio QB una domenica di relax.

Al di là di McCoy, il processo di crescita di Gholston mi sembra si sia fermato, Johnson è sempre alle prese con problemi fisici che ne condizionano il rendimento e McDdonald fa il suo compitino, ma se la linea difensiva è composta da questi quattro titolari, allora sarà necessario irrobustire e non poco anche questo reparto, tra FA e draft.

A mio avviso, per cercare di tornare ad essere minimamente competitivi occorrerà ripartire proprio dalle due linee, tanto quella offensiva che quella difensiva. E poi, ci occuperemo di tutto il resto ma non avrebbe senso "sprecare" la prima scelta del prossimo draft (che se non sarà la prima assoluta sarà comunque o la seconda o la terza) per giocatori di altro tipo.

Poiché leggo in vari forum USA esortazioni e inviti a HC e GM a draftare questo o quel QB, ribadisco che quello del lanciatore di palla è uno dei problemi di gran lunga minori degli attuali Bucs. Come dicevo ieri, così come un edificio ha bisogno di solide basi per restare saldamente in piedi così un team di football va costruito partendo dalle fondamenta che in una squadra sono OL e DL; poi, in un secondo tempo, ci si potrà anche occupare del tetto (= QB), ma senza una base solida crollerà tutto quanto, compresa una eventuale copertura formata da oro e pietre preziose (= con una OL come la nostra metteteci anche Joe Montana o Dan Marino a ricevere lo snap da Dietrich-Smith, e vedrete che cambierà ben poco...).

domenica 26 ottobre 2014

I soliti Bucs: un modo per perdere lo trovano sempre...

Un'immagine che riassume il match: Bucs KO!
Ormai assistere alle partite dei Bucs è diventato un supplizio: tre ore di mal di stomaco assicurate, ogni stramaledetta domenica sera....

Oggi, poi, Tampa Bay ha escogitato un nuovo modo per perdere il match: fumble nel primo possesso dell'overtime riportato in endzone dagli avversari... come dicevo qualche giorno fa, di sicuro non ci si annoia a guardare i Bucs visto che ogni volta i nostri eroi riescono a trovare un modo diverso ed inedito, per perdere le partite...

In realtà, non c'è voglia neanche di fare dello spirito su questa armata brancaleone sempre più allo sbando, guidata da un coaching staff che sembra avere smarrito la direzione, anzi, che sembra non averla mai trovata....

Stasera, per tre quarti, abbiamo assistito a uno dei più brutti incontri di football degli ultimi decenni, tra due squadracce orrende che non riuscivano a combinare nulla, se non pasticci ed errori in serie. Lievemente meglio ha comunque fatto Minnesota, che portatasi sul 10-0 sembrava avere in pugno il match; un sussulto d'orgoglio dei Bucs ha portato la squadra di casa in vantaggio con un bel TD nato dalla connection "Glennon to ASJ", ma raggiunti dagli avversari e costretti all'overtime, i Bucs hanno alzato bandiera bianca nel primo gioco del supplementare, con un fumble dello stesso ASJ e conseguente TD vincente di Minnesota.

Giusto così? Sì, giusto così, tra due squadre orribili ha comunque vinto quella meno indecente, perché questa sera i Bucs, per tre quarti abbondanti di partita, sono stati davvero imbarazzanti, per non dire di peggio.

L'unico su cui non mi sento di tirare la croce addosso è Mike Glennon. Anche chi non ha mai visto in vita sua una partita di football non farebbe fatica a capire che il giraffone di colpe ne ha pochissime, visto che dopo mezzo secondo (ma anche meno, diciamo dopo tre decimi dallo snap...) il nostro QB ha - ogni volta! - l'intera linea difensiva avversaria che gli mette le mani addosso.

Come le case si costruiscono dalle fondamenta così le squadre di football si dovrebbero edificare a partire dalla linea offensiva. E invece, con l'attuale OL che non apre mai - MAI! - un varco per i RB nè è mai in grado di proteggere - MAI! - il QB nei giochi di passaggio, la musica sarà sempre questa. Verremo asfaltati dalle squadre appena decenti e nel migliore dei casi ce la giocheremo con quelle mediocri come Minnesota, ma credo sia inutile sperare nel tanto agognato "turnaround" di cui coach Lovie Smith ha ampiamente "farneticato" nel corso della settimana.

Questi Bucs sono costruiti male, e se hanno un'attacco penalizzato da una OL deficitaria, cosa dire, ad esempio, della secondaria? Verner è un giocatore mediocre, Goldson è strapagato in maniera quasi ridicola per il rendimento che offre, Banks ha evidenti limiti (come avrà fatto stasera a mangiarsi l'intercetto della vittoria, avendo già la palla tra le mani...), e Barron sembra un mestierante scelto al quinto giro, non certo la settima scelta assoluta del draft di due anni fa.

Gli attuali Buccaneers possono contare su due fuoriclasse (McCoy e David), su un giocatore (Mike Glennon) il cui potenziale è ancora tutto da valutare ammesso che la OL che in teoria dovrebbe "proteggerlo" gli permetta di arrivare "vivo" a fine stagione, e poi su tutta una serie di comparse che stanno peraltro giocando ampiamente al di sotto delle loro possibilità.

E credo che a questo punto ci sia anche da interrogarsi sulla bontà del lavoro svolto dal coaching staff, perché non è possibile che i Bucs, partita dopo partita, peggiorino sempre un po' il proprio rendimento, invece di iniziare a giocare un football decente.

Contro Minnesota l'unica nota lieta, oltre a un paio di cose interessanti mostrate da Glennon quando ha avuto almeno un secondo di tempo per lanciare il pallone, le ha mostrate il kicker Murray, che ha infilato tra i pali anche da distanze non banali i FG che hanno tenuto Tampa Bay in partita.

Infine, due parole sul punt returner appena firmato in settimana, Holliday: da come ha giocato, mi è sembrato chiarissimo il motivo per cui i Giants lo abbiano tagliato senza mai fargli disputare nemmeno uno snap; ma anche qui, la colpa non è del giocatore, chiaramente impresentabile, ma di chi lo ha portato a Tampa....

venerdì 26 ottobre 2012

Un immenso Doug Martin guida i Bucs alla W

Doug Martin, MVP dei Bucs vincenti a Mineapolis 
Che Doug Martin fosse un buon giocatore si era capito sin dall'opener contro i Panthers, ma la partita che il rookie da Boise State ha disputato ieri sera a Minneapolis è stata veramente entusiasmante. 103 yards guadagnate su corsa nel solo primo tempo (!), 79 yards accumulate con tre ricezioni (più di qualsiasi altro WR dei Buccaneers), insomma una partita in cui il giocatore più giovane e con meno esperienza ha letteralmente dominato il match, guidando la squadra alla W.

E con un Martin che ha sfiorato la perfezione assoluta, i Bucs sono tornati a vincere in trasferta dopo oltre un anno e ben nove sconfitte consecutive. L'ultima W "on the road" era arrivata sempre contro i Vikings, ma allora fu una vittoria rocambolesca, frutto di una folle rimonta orchestrata da Freeman. Ben diversa la vittoria di ieri, una dimostrazione di forza da parte di Tampa Bay contro una delle squadre rivelazioni di questo campionato, in grado ad esempio di superare nettamente i 49ers e di vincere ben 5 delle prime 7 partite.

Alla vigilia del match si sperava in una battaglia punto a punto, e invece no: i ragazzi di Schiano ci hanno fatto un bel regalo, dominando dall'inizio alla fine e mostrando incoraggianti passi in avanti, un po' dappertutto. Bene la difesa, ad esempio, che ha sì concesso qualche big play (quasi inevitabile, se dall'altra parte c'è un fenomeno del calibro di Peterson) ma che finalmente ha mostrato segni di vita nella linea difensiva, andando spesso a mettere pressione su Ponder. Tra l'altro, da segnalare il gradito e inatteso ritorno di Da'Quan Bowers, messo in campo da Schiano e già in grado di entrare nel vivo del gioco. Sempre per quel che  riguarda la D, da segnalare i due fumble procurati da Bennett e Barber, giocate preziosissime in grado di spostare tutta l'inerzia del match dalla parte di Tampa Bay.

In attacco, oltre al mostruoso Martin, voglio segnalare la prova di altri due giocatori: Josh Freeman, che ha giocato un match pulito, senza strafare, ma tremendamente efficace, con 3 TD pass all'attivo e nessun intercetto, sempre in controllo della situazione. E poi Mike Williams, autore di alcune ricezioni "da circo", difficilissime e spettacolari. Ottimo anche Donald Penn, nel malmenare un isterico Jared Allen, che cercava di riportare in partita i Vikings nell'unico modo che gli era rimasto: buttandola sulla rissa. Ma a questo giro è andata male ad Allen, che è riuscito solo a rimediare un pugno sul naso da Penn ma non nell'intento di innervosire Tampa Bay e di riaprire il match; troppo forti - anche psicologicamente - i Bucs di ieri sera.

E poi, qualcosa su Greg Schiano e sul suo staff bisognerà pur dirlo... ma vi ricordate a cosa erano ridotti i Bucs alla fine della scorsa stagione? Una truppa allo sbando che incassava 40 punti a partita da chiunque facendosi malmenare e umiliare perfino dai Jaguars (e ho detto tutto...!) senza opporre la benché minima resistenza. Complimenti dunque a coach Schiano per il lavoro che sta portando avanti, riuscendo in pochi mesi di lavoro a restituire dignità ad una squadra che l'aveva persa quasi del tutto, che ha vinto bene e in maniera meritata tre partite (due delle quali dominandole) e che le altre quattro le ha perse tutte in volata, compreso il match contro i campioni del mondo in carica dei NY Giants.

Chiudo ritornando su Doug Martin, perché mi preme sottolineare un particolare:  il ragazzo non solo sta mostrando di possedere numeri da fuoriclasse, ma mi piace (molto) anche il suo atteggiamento in campo. Mai sopra le righe nemmeno dopo giocate entusiasmanti, sempre concentrato e "sul pezzo" in maniera assoluta, davvero esemplare il suo atteggiamento, da professionista perfetto; atteggiamento esattamente opposto a quello delle tante, troppe mele marce (Hayes, Winslow, T. Jackson, ecc...) da cui  Schiano ci ha per fortuna liberato.

E adesso godiamoci questa bella e meritata W, poi penseremo alla prossima partita, un'altra trasferta in quel di Oakland contro una squadra che evoca momenti dolcissimi (il Super Bowl n.37...) ma su un campo tradizionalmente molto difficile per Tampa Bay. Nel frattempo...GO BUCS!!!

martedì 23 ottobre 2012

Vittoria in trasferta, questa sconosciuta

18/9/2011, Tampa espugna Minneapolis
Era il 18 settembre 2011, week n.2 dello scorso campionato; con una entusiasmante rimonta i Bucs espugnarono Minneapolis, vincendo in trasferta quella che - al momento - è ancora l'ultima W ottenuta "on the road" da Tampa Bay. Da allora, una sconfitta dopo l'altra, e una striscia aperta di L  che ha toccato quota 9. 

La vittoria di Minneapolis arrivò come detto grazie ad una rocambolesca rimonta, con i Bucs che dopo essere stati sotto per 0-17, e ancora sul punteggio di 10-20 a meno di 7 minuti dalla fine della partita, riuscirono a ribaltare l'incontro con due TD, prima del WR Briscoe e poi di LeGarrette Blount, che entrò in endzone a 30 secondi dalla fine. Bei momenti e bei ricordi, quando le "rimonte" nel quarto periodo erano ancora il marchio di fabbrica di Josh Freeman e quando non si pensava che quella vittoria in rimonta sarebbe stata uno dei pochissimi momenti positivi nella altrimenti orribile stagione 2011 ... 

Ad ogni modo, visto che il calendario propone adesso due trasferte consecutive, prima a Minneapolis e poi ad Oakland, sarà il caso di riprendere la confidenza smarrita con la W in trasferta. Saranno (per tanti motivi) due partite difficili, sia in Minnesota che in California, ma sarebbe importante riuscire ad afferrare almeno una W, magari anche senza guadagnare il mare di yards (alla fine rivelatisi inutili) ammassate contro New Orleans, ma cercando invece di tenere in difesa e di non concedere troppe yards al gioco aereo avversario e di essere concreti e opportunisti in attacco, nei momenti chiave e decisivi della partita. 

Per esempio, se ci dovessimo trovare ancora in una situazione con la palla sulla "goal line", mi piacerebbe vedere un attacco un po' più "fantasioso" che non tre corse centrali destinate a infrangersi sul muro difensivo avversario, visto che tutti quanti lo sanno che in quelle situazioni Tampa Bay corre forte e dritto.... e dal momento che abbiamo due TE dalle mani buone (Stocker) se non ottime (Clark) è proprio in situazioni simili che bisogna sfruttarli. Palla in aria senza paura, anche dalla 1 yard line, tanto peggio di come è finita nell'ormai famigerato drive di domenica scorsa che in pratica ci è costato la W con i Saints, non potrà andare.... 

A questo proposito, Schiano è tornato sull'argomento, difendendo (mah...!) la scelta di cercare ripetutamente il TD con le corse di Blount. Ecco le sue parole, dal Tampa Bay Times:
"You go back to the preseason and the Miami game when we pounded it away, then you go back to the Washington game (Sept. 30), and he pounds it in there and puts it in the end zone," Schiano said. "After the preseason, we kind of felt that way, and then we kept going with it."

Mah, il fatto che in preseason lo schema avesse funzionato a mio avviso vuol dire poco, le amichevoli precampionato si giocano con una intensità minima che nulla ha in comune con quanto accade nel corso della regular season. Ad ogni modo, sono sicuro che coach Schiano la lezione l'abbia imparata e che se in futuro dovessero ripresentarsi casi analoghi, assisteremo quasi sicuramente a schemi un po' più "aperti"...

Intanto, dal fronte infermeria, si registrano acciacchi (non gravi) per giocatori importanti quali Nicks e Jackson e a comprimari quali Hayward e McDonald. Probabile che per giovedì riescano a recuperare tutti quanti, per una partita che vede Minnesota grande favorita, ma con Tampa Bay che tornando sul campo della sua ultima vittoria in trasferta, a più di un anno dalla sua ultima W corsara potrebbe anche concedere il bis, se non altro per la legge dei grandi numeri... GO BUCS!