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lunedì 2 marzo 2015

Vinny Testaverde, l'ultima "first pick overall" di Tampa Bay

Non capita spesso ad una squadra di chiamare con la prima scelta assoluta, e bisogna risalire all'ormai remoto 1987 (quasi trent'anni fa!), per ritrovare un giocatore draftato da Tampa Bay con la first pick overall.

Dopo la disastrosa stagione 1986 i Bucs puntarono su un QB per cercare di risollevare le proprie sorti, e a quei tempi il giocatore ritenuto una sicura promessa era un italo-americano in uscita da Miami University, reduce dall'aver vinto l'Heisman Trophy e considerato più o meno all'unanimità un sicuro "franchsie QB".

Nome e cognome: Vinny Testaverde.

Proprio a Testaverde il Tampa Bay Times ha dedicato nei giorni scorsi un certo spazio, considerato che 28 anni dopo la storia sembra ripetersi e una altro giovane QB vincitore dell'Heisman Trophy (prestigioso riconoscimento che sia Mariota che Winston possono vantare nella propria personale bacheca) verrà molto probabilmente scelto con la prima chiamata dai Bucs al prossimo NFL draft del 30 aprile.

Ma se oggi non c'è unanimità su chi approderà a One Buc Place e l'esito della "sfida" tra Winston e Mariota è tutt'altro che scontato, nel 1987 l'arrivo di Testaverde non venne mai messo in discussione: era Vinny il prospetto di gran lunga più interessante in uscita dalla college e il suo approdo a Tampa era così scontato che il giocatore non parlò praticamente con nessun altro team, certo come era di venire scelto con  la first pick overall dai Bucs, con i quali poi firmò un bel contratto di sei anni per 8,2 milioni di dollari.

Ecco come Vinny ricorda quei giorni, (dal Tampa Bay Times):
"I don't remember meeting with anyone," Testaverde said. "I talked to Ray Perkins in the Japan Bowl at practice, but nobody really interviewed with me."

Le cose non andarono esattamente come era negli auspici di giocatore, tifosi e front office, tanto che nella sua seconda stagione a Tampa il buon Vinny lanciò ben 35 intercetti, il secondo peggior risultato di sempre mai fatto registrare da un QB nella storia dell' NFL.

Probabilmente le attese erano troppo elevate e soprattutto a Testaverde venne chiesto di risollevare le sorti di un team pressoché allo sbando, e in cui mancava tutto il talento su cui Testaverde aveva potuto contare ai tempi del college. Ecco il ricordo di quegli anni, nelle parole dell'ex QB:
"From my junior year through my season year, I received all those accolades and was the first pick in the draft. It's a lot for a young man to take on," said Testaverde, now 51, a father of two daughters and a son with his wife of 24 years, Mitzi, and living on a lake in north Tampa. "Sometimes you're so caught up in your own little football world, with teammates and all the coaches, you don't realize all the pressure that's involved until afterward. But coming to a team like Tampa Bay, coming to a team that did not win many games before I ever got there, that was stressful in itself".

E in effetti il talento su cui Vinny poteva contare ai tempi del college a Miami non era davvero male, come ricorda Testaverde:
"Just feeling like, okay, I have to be the difference-maker. Because in college, you can say I was one of the better players, but I had the talent around me. I had Michael Irvin, Brett Perriman, Bennie Blades, Alonzo Highsmith and Jerome Brown. That's what got lost about me. When I came to the Bucs, the talent we had was young talent — Mark Carrier, Bruce Hill, Ron Hall — a lot of rookies learning together and making a lot of mistakes. Of course, at the quarterback position, everything gets enhanced. Everybody looks at it differently, but it is a lot to handle for a young man."

Dopo la non brillante esperienza a Tampa, Vinny riuscì comunque a costruirsi una "solida" carriera in NFL, lega nella  quale ha giocato per 21 stagioni in sette squadre diverse, ottenendo anche due convocazioni al Pro Bowl e portando i NY Jets ad un passo dal Super Bowl, sconfitti nell'AFC Championship Game del 1999 dai Denver Broncos di John Elway.

Il rookie che quest'anno verrà scelto dai Bucs - Mariota o Winston che sia - vivrà una situazione che Testaverde conosce bene:
"Coming out of college, you're the first overall pick and a Heisman Trophy winner," he said. "There's great expectations. The previous year they didn't have a great year, so they're expecting great things. Hopefully, their career will start out better than mine and hopefully it will last even longer than mine did."

Personalmente ricordo con una certa simpatia Testaverde, dato che come ho già avuto occasione di dire era lui il QB dei miei primi Bucs, e il primo QB è un po' come la prima fidanzata: non si scorda mai! ;-)

Battute a parte, non fosse capitato in quel "manicomio" che erano i Bucs di metà anni '80 molto probabilmente Vinny avrebbe avuto ben altra carriera rispetto a quella - comunque più che dignitosa - che ha saputo costruirsi in 21 anni di carriera tra i PRO. Vinny, vidi, vici...!

martedì 24 aprile 2012

Quando i Bucs, 25 anni fa, draftarono Testaverde

Vinny Testaverde, in copertina di SI
Sono giorni di attesa, il 26 aprile è sempre più vicino, e allora quale occasione migliore per ricordare alcuni "celebri" (nel bene e nel male) draft del passato più o meno recente dei nostri Bucanieri... Ieri ho rievocato brevemente un draft, quello del 1995, che ha cambiato (in positivo) la storia dei Bucs, grazie al contemporaneo arrivo di due fuoriclasse assoluti del calibro di Warren Sapp e Derrick Brooks.

Oggi, invece, voglio parlare del draft del 1987, quando Tampa Bay aveva a disposizione la prima chiamata assoluta e non c'era alcun dubbio su come questa first pick overall sarebbe stata utilizzata: c'era infatti a disposizione un "franchise QB" che aveva tutte le carte in regola per riuscire a trasformare in maniera radicale una squadra perdente come i Buccaneers di quel periodo in un team, se non vincente, comunque di ben altro spessore.

Il giocatore in questione era Vinny (Vincent Frank, all'anagrafe) Testaverde, fresco vincitore dell'Heisman Trophy ottenuto guidando ad una vittoria dietro l'altra i Miami Hurricanes. Ricordo che all'epoca - breve parentesi personale - avevo da poco iniziato a seguire da vicino il football, e fu un po' anche grazie a questo estroso giocatore, dal buffo cognome italo-americano, se iniziai a seguire con simpatia la squadra di Tampa.

Che cosa si può dire oggi, trascorsi 25 anni da quel draft, di Vinny Testaverde...? Sicuramente non fornì quel rendimento da fuoriclasse come era nelle speranze di allenatori e tifosi, e non contribuì a risollevare le sorti di un team che che perdeva regolarmente prima che lui arrivasse e che continuò a mettere in fila una "L" dietro l'altra anche dopo il suo approdo.

Probabilmente Testaverde risentì del duro impatto con il mondo NFL, e forse non era quel "fenomeno" assoluto che sembrava ai tempi del college; ma di sicuro, era molto debole la squadra che era costruita intorno a lui: i grandi giocatori che tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80 avevano consentito ai Bucs di arrivare più volte ai play-off ormai si erano ritirati e non erano stati adeguatamente sostituiti; cosicché Vinny si ritrovò circondato da un "supporting cast" decisamente modesto, e andò incontro a prestazioni spesso imbarazzanti, ma non solo per colpa sua.

Poi Testaverde, che ebbe una carriera lunghissima visto che giocò fino a 40 anni compiuti ritirandosi nel 2007 dopo 21 stagioni in NFL, lasciò Tampa al termine del 1992 dopo sei stagioni in maglia Orange & White e nel suo girovagare tra tante squadre (Browns, Jets, Cowboys, Patriots, Panthers) si tolse anche belle soddisfazioni, raggiungendo risultati importanti. Ad esempio condusse i Jets ad una finale di conference nel 1998 contro i Broncos; quel giorno, a Denver, i Jets di Testaverde erano avanti 10-0 all'halftime, prima di soccombere di fronte a un John Elway che dopo avere eliminato New York sarebbe andato a vincere il secondo Super Bowl della sua carriera.

Talentuoso, incostante, forse un po' sopravvalutato, comunque sia un giocatore importante nella storia dei Bucs, di cui detiene ancora molti record, alcuni positivi (yards lanciate) altri meno (passaggi intercettati). Sarebbe stato interessante vederlo all'opera in un team diverso, meno disastrato e con un po' di talento in più di quei poveri Bucs di fine anni '80, e forse, magari anche con un coaching staff in grado di aiutarlo al meglio nel passaggio dal college ai Pro, la sua storia in NFL avrebbe potuto conoscere un destino diverso...