Le partite di football durano 60 minuti, non 30. Forse a Tampa si sono dimenticati questo non proprio secondario dettaglio, perché oggi i Buccaneers hanno giocato (bene, tra l'altro) solamente per i primi trenta minuti.
Nel secondo tempo: Bucs non pervenuti.
E quindi, dopo la W di sette giorni fa, si torna alle "classiche" abitudini domenicali, archiviando l'ennesima brutta sconfitta di questa sconfortante stagione di football.
La prima metà del match, si diceva, aveva fatto sperare in un altro "colpaccio" da parte dei ragazzi di Lovie Smith.
Ottima per 30 minuti la prestazione della difesa (nonostante l'assenza di Lavonte David), capace di mettere sotto pressione Cutler, di forzare turnovers, e di fermare ripetutamente l'attacco dei Bears. A una brillante prestazione dell "D" non ne corrispondeva una altrettanto positiva da parte del reparto offensivo, che non riusciva a mettere molti punti sul tabellone, anche se il 10-0 dell'intervallo faceva ben sperare. E e invece...
E invece, niente: nel secondo tempo, i Bucs hanno giocato un football orrendo, pieno di errori, palle perse, scelte sbagliate, spianando la strada alla rimonta dei Bears, che diligentemente hanno sfruttato gli errori di Tampa Bay per portarsi a casa la W.
Fumble e intercetti hanno permesso così a Chicago di vincere, e a questo proposito non si può non chiamare in causa Josh McCown. Come ha giocato il QB dei Bucs? Nel solito modo in cui ha giocato per 12 anni in NFL: male.
Certo, è stato anche protetto in maniera insufficiente e approssimativa dalla propria linea, ma ha commesso davvero troppi errori nei secondi trenta minuti, e non mi riferisco solo ai fumble e agli intercetti, pur sanguinosi. Non mi sono piaciuti i troppi passaggi sbagliati dal nostro QB, fuori misura per suoi evidenti errori, con palloni lanciati o troppo corti o troppo bassi o troppo alti, obbligando i ricevitori ai salti mortali per riuscire ad afferrare un pallone.
Orribile, poi, la gestione dell'ultimo possesso, quando un TD convertito da due punti avrebbe potuto portare il match in parità: in ben tre tentativi i Bucs sono stati incapaci di prendere una (una!) yarda, e alla fine, allora, è giusto perderla una partita del genere, se si dimostra di essere incapaci anche di chiudere le situazioni più elementari.
Sulle tante penalità, poi, ripeteremmo i concetti espressi già troppe altre volte; questa squadra non può permettersi tutte quelle flag e le conseguenti yards regalate agli avversari, spesso in circostanze davvero demenziali come nel caso dell'infrazione chiamata a Gholston per il fallo sul punter dei Bears, per tacere dei tanti holding chiamati a una OL opaca e incapace di fermare la difesa di Chicago.
Purtroppo, anche la difesa negli ultimi due quarti è un po' uscita di scena, non replicando la buona prestazione del primo tempo. E dunque è stato inevitabile il solito amaro epilogo a cui siamo ormai sin troppo abituati.
Male McCown, ma male anche il gioco sulle corse. Che il pallone lo porti Martin, Sims o Rainey, non cambia nulla: magari ogni tanto si riuscirà anche a guadagnare qualche yarda ma alla lunga il running game di questa squadra è, per dirla con una sola parola, "inconsistente". Anche stasera, zero varchi e guadagni limitati per tutti i RB che a rotazione hanno cercato invano di correre con la palla in mano.
Tra i WR, partita "normale" di Mike Evans nobilitata comunque da un bel TD; Vincent Jackson ha alternato ricezioni da circo a errori gravi (quel fumble...) e alla fine è da sottolineare la prestazione di Murphy, che ha ricevuto 6 palloni per oltre 100 yards.
Il benefico effetto della W della settimana scorsa è dunque durato solo per 30 minuti, dopodiché si sono rivisiti all'opera i "soliti" Bucs. Questa squadra proprio non ce la fa a trovare un minimo di continuità, ed è davvero un peccato perchè anche stasera i nostri avversari sono parsi tutt'altro che irresistibili. Ma Tampa Bay, è un dato di fatto, è proprio una delle squadre peggiori di tutte, e la corsa ad una delle primissime scelte del prossimo draft continua...